Un pc più potente, una moto più veloce, una fattoria più megalomane a Farmville. L’uomo sogna costantemente l’upgrade. Da dove nasca questo suo irrazionale desiderio di perenne potenziamento non ne ho idea, ma ne ho ben chiari gli effetti di dipendenza. Ho ben chiaro il meccanismo psicologico che porta a fantasticare un futuro diverso e migliore una volta ottenuto quel più. Pensare a quanto saresti più felice e a quanto ti sia fondamentale, indispensabile per essere felice. Ti attacchi morbosamente all’idea da non considerare l’inevitabile effetto dell’assuefazione, che annulla ogni gratificazione successiva alla realizzazione, spostando il raggiungimento della felicità al completamento di un nuovo upgrade. Ma peggio ti fa chiudere gi occhi di fronte ai vari segnali che la vita ti mette sulla strada per avvertirti dell’insensatezza di questa mania e del rischio di perdere la tua anima. Questi ragionamenti non mi erano estranei mentre perdevo un’ora e più di un afoso sabato pomeriggio di luglio a smontare la Beatrice per rimettere i suoi copertoni originali. Quelli che aveva addosso in quel momento erano un precedente upgrade, per un assetto più sicuro, con dei copertoni anti foratura e quindi però anche più pesanti. Ora era giunto il momento di tornare ad una versione più veloce con quelli lisci iniziali. Già pensavo che quel lavoro non fosse molto logico con tutte le cose più interessanti e rilassanti che poteva offrire l’inizio del week end, nonostante ciò la parte più forte di me voleva scoprire quanto avrebbe corso più veloce, quanto in meno avrebbe faticato da lì in avanti. Così, quando il cacciacopertone si spezzò mentre ero intento a far leva per tirare via il primo, ci passai sopra con distrazione, ero già con la mente al giorno dopo quando avrei testato la modifica sul grande sentiero anulare, per provare se i tratti fuori strada del percorso fossero fattibili con un assetto stradale. Una volta terminato il montaggio, il fatto che il pezzo di cacciacopertone, che scordai di rimuovere, forò la camera d’aria, fu ai miei occhi solo un contrattempo di una decina di minuti persi per la sostituzione. Certo sotto al sole più caldo dell’anno, ma soffrire arricchisce l’obiettivo finale di un gusto epico. La mattina del giorno dopo partii per questa passeggiata di una cinquantina di km, deciso a documentare con foto e video l’avventura. Ricordai di prendere anche una camera d’aria di ricambio, e quando dopo 20km forai, sperduto nel nulla del parco dell’aniene, sogghignai pensando di aver buggerato il destino. Peccato che la seconda camera d’aria fosse in realtà una usata che avevo tentato di riparare con una toppa e che iniziò a perdere aria dopo che rimontai tutto. Devo essere sincero, a conclusione della disavventura non mi è ancora del tutto chiaro se il destino cerchi di venirti incontro per farti aprire gli occhi di fronte alle tue manie o se piuttosto tessa con cura i suoi piani, costruendo la fregatura a piccoli passi e facendo leva proprio sui tuoi punti deboli più infimi. Qualunque sia il suo scopo, meglio i copertoni antiforatura…

Il P.S. è per l’amico Nunzio senza il quale starei ancora per strada a spingere la bici