La sveglia alle 3:45 era davvero troppo stretta: il rincoglionimento mattutino misto all’imbarazzo di indossare i ciclisti attillati con imbottitura anale, ebbero la meglio sulla paura di perdere il treno. Solo al terzo controllo del livello di sblusamento (sblusatura?) della pancia, messo in evidenza dalla inquietante aderenza, m’accorsi con angoscia che, rispetto alla rigida tabella di marcia, dovevo giá essere in garage a montare le borse sulla Vecchia! Da lí, al momento in cui riuscii a tirare un sospiro di sollievo, con il culo poggiato comodamente (vista l’imbottitura dei ciclisti modello Mami di Via col vento) sui sedili dell’agghiacciante 2381 Roma termini-Napoli centrale delle 5:41, é una successione di eventi troppo veloce di cui l’unico ricordo che mi resta é la prima pedalata, in cui mi resi conto con orrore che la Vecchia era carica come un somaro abbruzzese. Mai visti i somari abbruzzesi carichi di roba, ma l’Abruzzo mi sá di epico al solo citarlo. Insomma quadricipiti in fiamme e non avevo neanche varcato il cancello automatico di casa! Corsa folle per avere almeno qualche minuto prima della partenza del treno per trovare un posto alla Vecchia nel vagone bici. In realtá il treno era vuoto e il vagone bici addirittura chiuso a chiave, leggi: chi cazzo gli verrá mai in mente di salire con la bici a st’ora…? Peró arrivai giusto giusto per cercare il capotreno e sciogliere il solito busillis: il vagone bici sará in testa o in coda?
Ho definito agghiacciante il 2381 di trenitalia non per le condizioni dei vagoni, che anzi per essere un regionale non erano affatto male, ma per la stracazzo di temperatura siberiana a cui era impostata l’aria condizionata! Inutile dire che al mio arrivo ero zuppo di sudore e il sollevamento della Vecchia per farla entrare nel treno peggioró la condizione! Sembrava d’un tratto ancorata al suolo! Il capotreno giá mi guardava male per avergli rotto le scatole nel chiedergli di aprire il vagone bici, o forse per via dei ciclisti che indossavo, a pelle davanti e stile nonna papera dietro? Boh. Cmq non potevo fare la figuraccia di non riuscire a sollevare la bici, non con tutti quei gadget che gli avevo montato! Con slancio e sicumera mi partí un embolo e riuscii a mettere dentro solo la ruota davanti!  Alla fine dell’impresa, il capotreno, con un inflessione ciociara e leggero disprezzo mi suggerí di non appendere il trabiccolo ai soliti ganci che tanto altri ciclisti non si sarebbero visti…
Insomma alla fine riuscii a rilassarmi nel vagone, ma fradicio con quel gelo la mia schiena giá provata emise un urlo o forse piú un raglio, tipo somaro, abbruzzese…