Ero salvo, ora dovevo solo aspettare lí, in piedi accanto al pacchettone, che giaceva davanti all’entrata del vagone, l’arrivo a Taranto. Dovevo sorvegliare che l’acrocco non intralciasse troppo agli altri passegeri. Oltre alla bici imbustata, ci stavano anche le borse, il sacco junior, il materassino e la tenda. Giá alla partenza una coppia di anziani che aveva per bagaglio l’arredo di una cucina smontata con tanto di fornelli, aveva trovato un po’ di difficoltá a passare.
Il mio zelo non arrivó a Salerno, trovai posto a sedere di fronte ad un paio di simpatici signori che mi accolsero chiedendomi “lei é quello che stava facendo un grosso pacco cosí meticolosamente?” Sorrisi e risposi di sí, ma tuttora mi chiedo se la signora mi stesse vagamente prendendo per i fondelli. Questa fu la prima occasione in cui potei constatare quanto il cicloturismo possa diventare oggetto di conversazione e interesse. In questo frangente non sembrava ammirazione ció che trapelava dal viso degli interlocutori ad ogni mia risposta. Rivedevo piú quello stesso sguardo perplesso e un po’ attonito di coloro a cui, in altre circostanze, mi ero trovato a confidare un’altra mia passione, quella per i balli popolari. Non c’é da stupirsi quindi che la signora raggiunse l’apice dello scetticismo quando le spiegai che stavo andando in puglia in bicicletta proprio per ballare la pizzica.
A metá viaggio ci fu un cambio di capotreno. Il mio senso civico si riaccese, andai a chiedergli come poter sistemare i miei bagagli confessando di essere il proprietario del cadavere all’ingresso, mi rispose ammiccando un pó complice: “almeno non lo dica ad alta voce, che é vietato”. Cercai di spiegargli che non mi stava facendo un favore aumma aumma, ma che il trasporto di bici era consentito dalla compagnia per la quale percepiva indebitamente lo stipendio. La cosa non gli interessó minimente,  mi liquidó  dicendo che lui non ne sapeva nulla, che tanto gliene importava e che avrei fatto meglio a chiedere all’ufficio informazioni.
Compreso il livello di professionalitá del personale di trenitalia potei tranquillizzarmi per il resto del viaggio. Riposi borse e tenda all’interno del vagone, dove trovai spazio, in modo da ridurre l’ingombro e il disagio . Perso il precedente posto, mi misi comodo accanto stavolta ad una mamma con bambina di due anni in preda ai capricci. Non fu un viaggio rilassante..
Quando arrivai a Taranto ero eccitato e felice, finalmente ero in puglia e poteva cominciare la sfida vera! Prima peró dovevo ricomporre il mezzo. Presi bustone e bagagli. Scesi dal treno che i tizi delle pulizie m’avranno scambiato per un venditore ambulante. Questa volta avevo tutto il tempo per fare le cose per bene. Montai le ruote, sistemai i freni, rimisi la sella al suo posto, divisi nei suoi componenti la magica sacca, attaccai le borse, presi sacco junior e materassino e a quel punto m’accorsi che mancava qualcosa, la tenda. Nella fretta l’avevo lasciata nel treno! Supplicai gli operatori delle pulizie di riaprire il vagone e frugai ovunque, non si trovava, panico, qualcuno se l’era rubata. Era ovvio, l’avevo comprata il giorno prima, era ancora immacolata. La fantastica tenda ideale per il cicloturismo 1.8kg una botta di culo enorme. E ora era persa. Il tipo delle pulizie a cui chiesi se avesse visto un pacco andó a sentire il collega e mentre già mi stavo domandando dove diavolo avrei passato le notti, o meglio quanto mi sarebbe costata una vacanza in giro per alberghi e quanto m’avrebbero preso in giro gli amici per questa conversione borghese del piano ecosostenibile, (eco per economico) della cicloavventura, riapparí con la mia tenda intonza. Un punto per la correttezza umana, chapeau!
I 15km in bici verso Leporano furono senza eventi particolari tranne per il fallimento del gadget braccetto porta smartphone, che fissava il telefono al manubrio, telefono che fungeva da navigatore e che era l’unico strumento per sapere dov’ero, come poter raggiungere le diverse tappe, e per dimostrare al mondo la mia piccola avventura. Beh la temperatura del salento é tosta davvero, e l’involucro nero, con rivestimento in plastica ermetico, praticissimo per la pioggia, lí alle 15 del pomeriggio era inappropriato poiché ne amplificava il potere calorifero, quindi a metá percorso comparve sul display del telefono un messaggio che mi intimava a staccare la batteria o a cercare un luogo piú fresco. La seconda era impossibile, ero in una statale nel deserto, quindi staccai il telefono e lo riposi in una borsa. Continuai a pedalare a memoria e una mezz’ora dopo mi trovai di fronte all’entrata del Santomaj, il primo livello era superato!