Avevo due giorni da trascorrere in questa tappa e due mete da visitare, la riserva naturale di Torre Guaceto e Ostuni e i suoi dintorni. Decisi di cominciare dalla seconda in modo da avere il giorno successivo per rilassarmi prima della partenza. Per cui dopo una veloce colazione mi misi di nuovo in sella e mi diressi alla volta di Carovigno a pochi chilometri di lì e molti metri di altezza. Nonostante avessi lasciato i bagagli al campeggio, la bici sembrava fatta di cemento armato. Mi fermai al centro del paesino decisamente affaticato e non ero ancora a metà strada per Ostuni. Fortunatamente la strada da lì in poi divenne più dolce. Arrivai ad Ostuni e feci un giro per il centro storico tra fischietti, trulli tascabili e soprattutto pucce. Finalmente riuscii ad assaggiarne una, da poter inserire nel dossier dei cibi locali. La città bianca non deluse, scorci e panorami da lasciarci la batteria della macchinetta fotografica.
Avevo un pò di tempo prima di rimettermi in marcia per Cisternino, un paesino ad un’altra quindicina di chilometri che gli amici salentini mi avevano consigliato di vedere, per cui andai alla ricerca di qualche souvenir. Chiesi al negoziante di impacchettarmene uno per bene perché il viaggio in bicicletta sarebbe stato rischioso. Anche lui era un appassionato di turismo in bicicletta e mi diede qualche dritta per arrivare a Cisternino e mi consigliò di fare un po’ di strada in più per arrivare a Caranna dove c’era una discesa che passava attraverso una pineta e una volta arrivati fino a lì era un peccato non farla. Fantastico, in ogni luogo c’era un amico, mi sentivo in compagnia, anche se giravo da solo. Mi tranquillizzò anche per la strada per arrivare fin lì. Era abbastanza ripida, ma piena di salite e discese, per cui era divertente e la fatica si avvertiva meno. Davvero sembrava una giostra quella strada, era piacevole e varia, ma non so quanti sali e scendi contai. I primi li affrontai in modo atletico, ma più andavo avanti e più diminuiva l’entusiasmo delle discese e si faceva sentire il dolore delle salite. Arrivai a destinazione zuppo di sudore e dovetti fare una lunga pausa ad una fontanella che fortunatamente, a dispetto dei problemi idrici del campeggio dov’ero sistemato, abbondavano in puglia. Passai attraverso il paese e non mi accorsi di aver superato il centro, dovetti tornare indietro e chiedere informazioni più volte. Cisternino è un piccolo intrico di stradine molte delle quali finiscono con un vicolo cieco, tutto raccolto in pochi isolati. Mi piacque molto passeggiare tra le viette, ma purtroppo anche stavolta l’orario non era il migliore. Erano le tre del pomeriggio e le varie cantine dove mangiare carne alla brace, che m’avevano detto essere molto buone e suggestive, erano ben lungi dall’aprire i portoni. Non potevo rimanere a lungo per mangiare qualcosa lì e inseriere nel dossier anche queste prelibatezze: ero a più di trenta chilometri dalla mia tenda e viste le esperienze precedenti non avevo intenzione di fare la strada col buio. Al massimo alle cinque mi sarei rimesso sulla via del ritorno poiché, tra l’altro, dovevo ancora arrivare a Caranna. Comunque tempo per una siesta nella piazzetta principale, all’ombra di un bar, a sorseggiare del latte di mandorla me lo potevo assolutamente concedere.
Dopo quel meritato riposo, prima che l’acido lattico si facesse caglio, era ora di rimettersi in marcia. Ripresi la Vecchia e vidi due colleghi cicloturisti uscire dal dedalo delle vie del centro. Non riuscii a resistere alla curiosità di confrontare le esperienze, ormai mi sentivo parte del branco, anche se da quello che potevo cogliere a prima vista, avevo di fronte a me un paio di livelli pro.
I miei modesti cinquanta chilometri di media a tappa erano circa la metà di quello che masticavano loro quotidianamente, Simone e Francesco partivano da Brescia e il tallone se lo stavano girando tutto, ma senza treno.
Tutte le mie paure e incertezze alla partenza ora mi sembravano così ingenue, anche se, per onestà, l’idea della vacanza in solitaria fu vista anche da loro come temeraria. A proposito di ingenuità, chiachierando venni a sapere di aver preso con troppa leggerezza una cosa che in realtà sarebbe potuta diventare molto seria. Probabilmente il primo giorno di viaggio, quando ero nel pieno del panico tentando di smontare e impacchettare la bici, avevo rotto un raggio della ruota. Me ne accorsi qualche giorno dopo e pensai che l’avrei poi sistemata a Roma, tanto la ruota ce ne aveva un sacco di raggi, ti pare che uno solo sarebbe potuto essere così determinante? Ed era proprio così invece! Soprattutto perché la ruota era quella posteriore, proprio quella dove pesavano tutti i bagagli! Il cerchione avrebbe potuto piegarsi, facendomi fracassare per terra. Da quel momento in poi il pensiero del raggio della morte fu il mio compagno di viaggio più fedele, una perpetua spada di Damocle che avrebbe potuto entrare in azione in qualunque momento.
Anche questa volta mi persi in chiacchiere e quando ci salutammo scoprii che erano già le sei del pomeriggio. Dovevo decisamente fare in fretta. Arrivai a Caranna a passo spedito, trovai la discesa e nonostante l’ansia incipiente per la paura di far tardi, me la godetti tutta. La strada era deserta, quasi sette chilometri di relax, con il vento che mi accarezzava e rinfrescava, immerso nel verde. Alla fine della discesa presi una statale che sulla cartina non sembrava per niente bella e invece fu ideale per riuscire ad aumentare la media, perché era tutta dritta e soprattutto era finalmente in piano. Il sole calava e la paura ancora una volta mi diede l’energia giusta per far girare i pedali. Dovevo solo arrivare fino ad Ostuni, una decina di chilometri, poi da lì avrei ripreso la discesa verso il mare. Diedi fondo a tutte le energie, ma le pietre miliari ai lati della strada erano implacabili. Le contai ad una ad una come quando, ancora al liceo, alla terza ora di italiano consecutiva, guardavo i minuti precedenti alla campanella. Arrivai ad Ostuni e fui rallentato dal traffico della città che si preparava per la festa. Questo fu il più grande rammarico della vacanza, la scelta dell’alloggio. I campeggi son sempre più lontani dalla vita, quindi meglio scegliere eventualmente un b&b al centro del paese se non ci si vuole sentire tagliati fuori dal buio delle strade.
Oppure si acquista un buon sistema di illuminazione e si confida nella vista e nella sobrietà degli automobilisti.
Presa la discesa verso il mare, già mi sentivo più tranquillo. Ormai ero così disinvolto che ogni volta che nel verso opposto vedevo passare un altro ciclista lo salutavo come se lo conoscessi, un po’ come vien da fare in montagna. Uno di questi rispose al saluto, cambiò senso di marcia e mi venne dietro. Così ci fu il tempo di altre chiacchiere. Gli spiegai, sempre pedalando, il mio percorso, sconsigliandogli la stradaccia di Carovigno della mattina, lodando Ostuni e Cisternino, raccontando le diverse vicessitudini e i vari consigli ricevuti. Fu simpatico fare un po’ di strada insieme, mi chiese se volevo andare con lui il giorno dopo a fare un giro lì attorno. Declinai l’offerta perché avevo ancora Torre Guaceto da vedere. Ci salutammo ormai quasi fratelli di sangue.
La serata al campeggio si concluse con una pizza al ristorante dove chiesi di attaccarmi ad una presa per recuperare corrente per il telefono. Ci stetti quasi due ore, scolandomi un litro e mezzo di cola tanto per ammazzare il tempo.
Nonostante tutta quella caffeina, quella notte dormii meravigliosamente di gusto e tutto di filato.