Quando la prima edizione di un festival rock (con nomi altisonanti come The National e Mogwai) viene organizzata a poche centinaia di km da casa tua, la prima cosa che ti viene in mente é la possibilità di unire tre passioni musica, bici e mare con un’ unica Epica avventura.

Vasto Siren Festival-1Poco prima della partenza
Vasto Siren Festival-2Verso la stazione Tiburtina
 Vasto Siren Festival-4
Quì se la ridono, ancora
Vasto Siren Festival-5Eccheli qua
Vasto Siren Festival-6
Lei acqua…ci sta da lavorare…
Vasto Siren Festival-7Ortona non perdona
Vasto Siren Festival-8Ma alla fine si fa conquistare
vVasto Siren Festival-9Yess!
Vasto Siren Festival-10Ci aspettavano..?
Vasto Siren Festival-12Vasto ci accoglie in festa
Vasto Siren Festival-11I meravigliosi giardini di Avalos

 Così pensammo e così mettemmo in pratica. La formazione di epici  perse uno dei suoi elementi storici, Vale, ma acquisì una nuova entrata l’inarrestabile Criss. Decidemmo quindi di programmare un itinerario più semplice, con poco dislivello, in modo da dare alla nuova arrivata la possibilità di entrare gradatamente nello staff. Il sottoscritto studiò il percorso Pescara-Vasto. Parlando con indigeni e dando un’occhiata veloce alla cartina, decretò che fosse adatto alle nostre necessità. Sebbene 60 km suonassero un po’ impegnativi come prima avventura, ma essendo un percorso costiero, con alcuni tratti di ciclabile, sarebbero state sufficienti tre pause, magari con un bagnetto, per rendere la fatica superabile. A meno che…

A meno che i 60 km non fossero stati più di 70, a meno che i tratti di ciclabile non fossero stati solo 10 o poco più e, soprattutto, a meno che il dislivello totale non fosse stato più di 800metri! Povera Criss, ma poveri anche gli altri due epici che, impiegando più di sette ore a percorrere tutto il tragitto, si persero preziosi anni di vita e ore di festival…

Il tragitto all’inizio fu in realtà molto tranquillo, il percorso da Pescara a Francavilla lo percorremmo su ciclabile, e arrivati alla statale 16, dopo un’oretta circa di cammino, decidemmo di fare una pausa ristoratrice. Frittura, carpaccio di spada e tonno, insalata di mare, e polpo e patate e birra. Ce la stavamo proprio prendendo comoda, non immaginavamo di aver solamente finito il riscaldamento. Di lì in poi la ciclabile scomparve. Per arrivare ad Ortona incontrammo tre salite di una 50 di metri, ma parecchio ripide. Poi tanti tanti km, fino ad un’altra pausa, in un chioschetto sulla spiaggia, poco dopo il fiume Sangro e appena prima di iniziare la vera sfacchinata: i duecento metri di salita fino a Vasto. Abbondammo di pause sulla strada per riprendere fiato ed abbeverarci. Stretching e auto incoraggiamenti da dispersi nei ghiacci. Ad ogni curva spuntava una nuova salita. Ma non dovevamo andare al mare?!? – Il sottoscritto necessita a questo punto di un inciso, per esprimere tutto il suo più sincero sentimento di gratitudine nei confronti dei propri compagni di avventura, tanto pazienti e comprensivi, che hanno risparmiato la vita alla guida ciclistica dopo aver saputo da una saccente barista che non si voleva fare gli affari propri, che almeno una salita se la sarebbero potuta risparmiare facendo la statale, grazie ancora – Verso le 19 dopo solo sette ore di movimenti rotatori di piedi e cosce arrivammo a destinazione. Il festival era già iniziato e alcuni concerti erano anche già finiti, impavidi, instancabili e un po’ rintronati dalla stanchezza, dopo una velocissima doccia, eravamo già pronti a recuperare il tempo perso, epici, come sempre, andammo incontro al nostro destino da groupie.
Pure Criss, che c’ha raggiunti dopo un’oretta di morte apparente.

In conclusione:
70km non sono epici, sono troppi, al ritorno prendemmo il treno…

Per chi si è perso il festival una piccola sintesi la trovate qui